venerdì, 25 aprile 2008
DELLA VIRTU'

Platone
MENONE    Mi sai dir tu, Socrate, se la virtù s'apprenda per insegnamento, o per abito; o nè l'una cosa nè l'altra, ma sibbene ella germogli nel cuore naturalmente, o per altra via e modo?  (Platone, Il Menone)

Che ve ne sembra di girare questa bella domanda ai nostri politici?


Frate Amelio
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giovedì, 10 aprile 2008
DUELLI TELEVISIVI

Susan Sontag
"La televisione ci abitua  ad un'idea di simultaneità in sè e per sè devastante"
             Susan Sontag



Che ve ne sembra? In quest'ultime ore di campagna elettorale incandescente la ragione va a farsi benedire - se prima v'era stata - e sulle piazze di tutt'Italia la partita si gioca soltanto sull'onda delle emozioni e delle dissacrazioni. Offese, anatemi, insulti, bassezze: lo spettacolo alla tv è indecoroso. L'unica preoccupazione è vincere, comunque sia. Un pensiero va alle avvelenate Olimpiadi di Pechino che stravolgono ogni essenza dello sport: l'importante è diventato primeggiare e non partecipare. Ormai lo sport dilettantistico non esiste più, valgono solo i soldoni.

Frate Amelio

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martedì, 22 gennaio 2008

IL DONO SUPREMO

Paulo Coelho, Il dono supremo 

“solo l’amore permane”

 

Attraverso il pensiero del missionario scozzese Henry Drummond, spiritualista dell’ottocento, che legge agli ascoltatori la prima lettera dell’apostolo Paolo ai Corinzi, lo scrittore brasiliano Paulo Coelho parla dell’Amore nel libro intitolato il Dono Supremo, uscito per i tipi di Bompiani.

Avverte però: in talune parti, ho apportato qualche variante, con l’intenzione di ampliare il significato di quello che l’Autore riconduceva unicamente a una visione cristiana. Io penso che l’Amore – la cosa più importante del mondo – si ponga al di là delle convinzioni del singolo. Drummond afferma la medesima cosa nel “Dono Supremo” e credo che, per questo, mi perdonerà.”

Tiziano, Amor sacro e amor profano

Nel libro l’Amore è composto da nove ingredienti:

La Pazienza: L’Amore è paziente.

La Bontà: E’ benigno.

La Generosità: Non arde di gelosia.

L’Umiltà: Non si vanagloria né si insuperbisce.

La Gentilezza: Non si comporta in maniera sconveniente.

La Dedizione: Non persegue il proprio interesse.

La Tolleranza: Non si indigna.

L’Innocenza: Non nutre alcun risentimento per il male ricevuto.

La Sincerità: Non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità.

Ninfa e Satiro, Museo Napoli
Frate Amelio, tuttavia, ritiene che i nove ingredienti dell’Amore vadano perseguiti operativamente come stili di vita positivi e far parte della moderna pedagogia dell’esistenza e della convivenza; e non vadano visti come assenza negativa, che difficilmente potrebbe essere realizzata. Per il cambiamento del modo di essere dell’odierna società, bisogna porre i presupposti fondamentali a livello collettivo e non aspettare che il singolo trovi la forza per cambiare da sé  (anche se ciò sarebbe auspicabile).

A voi l’ardua sentenza.

 FRATE AMELIO

 

 

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mercoledì, 16 gennaio 2008

INTERVISTA A KARL MARX DEL 1878

 Karl Marx

"Proletari di tutti i paesi, unitevi!
non avete niente altro da perdere
che le vostre catene:
avete un mondo da guadagnare..."

 

Quello che segue è lo stralcio tratto dal testo di un’intervista rilasciata da Karl Marx e pubblicata sul “The Chicago Tribune” il 5 gennaio 1879.

Alle sollecitazioni dell’intervistatore innanzitutto Marx precisa i punti programmatici del Congresso Socialista di Gotha del 1875.

1)     Suffragio Universale, con voto eguale, diretto, obbligatorio e segreto di tutti i cittadini, a partire dal ventesimo anno d’età:

2)     Legislazione diretta da parte del popolo e potere del popolo di decidere della pace e della guerra:

3)     Servizio militare di leva obbligatorio per tutti i cittadini; esercito popolare al posto di quello permanente:

4)     Abolizione di tutte le leggi eccezionali, in particolare di quelle lesive della libertà di stampa, di associazione e di riunione;

5)     Amministrazione diretta della giustizia da parte del popolo, assistenza gratuita in giudizio:

6)     Educazione popolare uguale per tutti;

7)     Massima espansione dei diritti e delle libertà politiche;

8)     Imposta unica e progressiva sul reddito per finanziare lo stato ei comuni, sostitutiva di tutte le imposte indirette esistenti, che gravano sul popolo;

9)     Completa libertà di associazione;

10)  Giornata lavorativa normale fissata per legge;

11)  Divieto del lavoro infantile e di ogni lavoro femminile fisicamente o moralmente dannoso;

12)  Leggi a tutela della salute dei lavoratori;

14)  Regolamentazione del lavoro carcerario.

 

Die deutsche Ideologie di Engels Domanda:  Ma i socialisti non considerano forse, in generale, il passaggio dei mezzi di lavoro in proprietà sociale comune il grande obiettivo del movimento?
Marx: Certamente… sarà una questione di tempo, di educazione, di creazione di forme di società più elevate.
Domanda: Vale soltanto per la Germania, o per uno o altri due paesi; oppure no?

Marx: La Spagna, la Russia, l’Inghilterra e l’America hanno programmi propri, ciascuno adatto alle particolari difficoltà del paese. L’unico punto in comune è l’obiettivo finale.
Domanda: Cioè il dominio degli operai?
Marx: Cioè la liberazione del lavoro
Domanda: Il movimento operaio è preso sul serio dai socialisti europei?
Marx: Certo… il socialismo è sorto in America senza l’aiuto straniero, ma soltanto a causa della concentrazione capitalistica e dei mutati rapporti fra lavoratori e imprenditori.
Domanda: Che cosa è riuscito a ottenere il socialismo finora?
Marx: Due cose: i socialisti hanno dimostrato che la lotta generale tra capitale e lavoro esiste dovunque; hanno dimostrato, insomma, il suo carattere cosmopolitico. Perciò essi hanno cercato di realizzare un’intesa fra i lavoratori dei diversi paesi… Il socialismo non è un problema locale ma internazionale, che può essere risolto soltanto con l’azione internazionale dei lavoratori…
Domanda: Cioè il rovesciamento dell’ordine sociale dominante?
Marx: In questo sistema il capitale e la terra sono proprietà degli imprenditori, mentre gli operai posseggono soltanto la propria forza-lavoro, che sono costretti a vendere come una merce.

 

Intervista a Karl Marx 2008

di Frate Amelio

 
Domanda:
Prof. Marx, ha saputo dell’enciclica 'Spe Salvi' di Benedetto XVI? Cosa ne pensa?
Marx: Ho letto. Sotto il profilo teologico non discuto, è campo riservato alla Chiesa. Però, dal punto di vista pratico, mi sembra troppo riduttivo dare all’uomo di oggi soltanto la speranza dell’aldilà. E’ vero, Benedetto XVI non deve né vuole far politica, critica aspramente la società capitalistica. Ma le aspettative dell’uomo sulla terra sono ben altre. La chiesa-istituzione, a parer mio, è sorpassata dagli stessi cattolici, che sentono l’esigenza di mettere alla frusta i politici e la politica e la borghesia, per combattere le nuove povertà e la precarietà dell’esistenza.
Domanda: Il papa però ha criticato e si è schierato contro il capitalismo, affermando che “il lucro non può tradursi in valore supremo”.
Marx: Giustissimo. Ma da che mondo è mondo, anche nelle società primitive, il plusvalore insito nel lavoro dell’uomo è stato sfruttato sempre dalla classe dominante. Al lavoratore è stato consentito, soltanto, di poter vivere a livello di sussistenza. Mi sembra la condizione attuale dei lavoratori italiani, che stentano a vivere e reclamano salari più adeguati. I poveri stanno diventando sempre più poveri e i ricchi più ricchi. La forbice s’è allargata.
Domanda: Il Sommo Pontefice ha detto che il marxismo e l’illuminismo hanno fallito.
Marx: Quanto al marxismo, posso affermare che non me ne sento responsabile. Già alla mia età mi accusavano di propalare teorie disparate mettendomele in bocca, più o meno artatamente.  Io non sono un marxista e mi sono sempre adoperato perché l’uomo fosse libero dal bisogno e non fosse sfruttato. Per me l’alternativa, l’unica, era quella di passare dalla realtà del principio di “a ciascuno secondo i suoi meriti” a quello finale “a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Vero è che avevo previsto, sbagliandomi, che l’antagonismo sociale avrebbe generato una società senza classi; ma anche se ciò non si è verificato, i mali del capitalismo si sono riprodotti e i rapporti di produzione hanno riproposto vecchi e nuovi tipi di sfruttamento. Del resto lo stesso papa lo denuncia.
Domanda: Ma la sua critica alla religione è stata aspra e non condivisibile.
Marx: Forse. Però io preconizzavo che l’uomo si sarebbe liberato dalla religione, intesa come bisogno sostitutivo di quello che la società capitalistica non riusciva a dare. Mi spiego meglio. Hegel con l’idealismo cercava l’idea in cielo, io l’ho cercata nella realtà. Bisognava rovesciare tale rapporto. Sia Hegel che la chiesa parlano di verità assoluta, mentre l’uomo concreto vuole affrancarsi dalla condizione di alienazione e di schiavitù, cui l’ha relegato la società capitalistica. Non si trattava soltanto di un problema meramente economico o politico, ma di una istanza di libertà totale  dal bisogno e da uno stato di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Era questo il materialismo storico.

Dal manoscritto del Capitale di MarxDomanda: Ma Papa Ratzinger afferma che anche l’illuminismo è stato sconfitto.
Marx: In primo luogo l’illuminismo non è un sistema o movimento filosofico, ma un atteggiamento da parte dei filosofi di fare appello alla ragione. Anzi, ciò riafferma proprio il contrario, la società va diventando più irrazionale, fondata esclusivamente sul mercato e sull’economia. La scienza e la tecnica hanno fatto grandi progressi, ma sono asservite al capitalismo, che stabilisce di produrre quello che è più redditizio, piuttosto che quello che è più utile per eliminare i bisogni dell’uomo. E così tutto, anche l’uomo e la sua anima, il suo pensiero, il suo intelletto, l’amore, i rapporti familiari, vengono mercificati.

La moglie di Marx Se non si esce da queste ambiguità, in terra non c’è alcuna speranza per la liberazione e l’emancipazione dell’uomo. Non è un problema di fede, per quanto valida possa essere per la religione la sua soluzione, ma un problema reale, di prassi. E senza l’azione, con le parole, i desideri, le aspirazioni, non si va lontano.

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categoria:filosofia, società, marx, benedetto xvi
domenica, 06 gennaio 2008

PER LA PACE PERPETUA

Immanuel Kant

“Agisci in modo da poter volere che la tua massima debba diventare una legge universale”                      Immanuel Kant, Per la pace perpetua


Nel 2008 cade il 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948 e promossa dalle Nazioni Unite. Dietro il raggiungimento di questo importante obiettivo, spesso e tuttora calpestato, c’era stato un grandissimo dibattito filosofico che aveva visto l’impegno di grandi filosofi europei, e in particolare Locke, Rosseau, Voltaire, Kant.
Kant prese le mosse da una concezione ottimistica della storia, ipotizzando che  i mali stessi derivanti all’umanità dalla barbarica libertà degli stati avrebbero spinto i popoli a creare istituzioni sovranazionali in grado di imporre il diritto cosmopolitico. Teoria che si è verificata in pratica con le organizzazioni internazionali, ma che però non ha garantito quella pace perpetua da lui preconizzata, nell’opera dall’omonimo titolo “La pace perpetua” (1795), in tedesco Zum ewigen Frieden.

Pagina manoscritta  di Per la pace perpetua

Secondo il filosofo di Königsberg, la democratizzazione degli stati avrebbe impedito il moltiplicarsi delle guerre, che negli stati retti da organi monocratici sono facili da dichiarare, mentre in nazioni rette dal popolo vanno ponderate e difficilmente possono convenire. La pace universale, quindi, è lo scopo finale della dottrina del diritto:

 “Infatti lo stato di pace è l’unico in cui il mio e il tuo siano garantiti da leggi in una moltitudine di uomini vicini gli uni agli altri e per conseguenza riuniti sotto una  costituzione”

E’ nello scritto Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, composto da Kant, man mano che lo andava illustrando agli studenti nel passeggiare nel cortile dell'Università, che viene indicata la strada maestra per risolvere i problemi: uscire dalla minorità intellettuale, tanto più grave quanto essa dipenda da pigrizia e viltà, allorquando ci si rifiuta di ragionare con la propria testa, per non urtare suscettibilità, per quieto vivere, per comodità. Kant accusa l’uomo “minorenne” per scelta, ma “maggiorenne” per professione, di creare sconquassi sociali.

“Dopo aver reso stupido il loro bestiame e aver impegnato ogni cura perché questi tranquilli esseri non osino muovere un passo fuori del girello da bambini in cui li hanno rinchiusi, essi mostrano il pericolo che minaccia chiunque s’arrischi a camminare da solo. In verità il pericolo non è grande e, dopo qualche capitombolo, i minorenni alla fine imparerebbero a camminare. E’ indiscutibile però che un incidente di questo genere li rende timidi e li dissuade generalmente da ogni ulteriore tentativo”  

“Il militare dice: non ragionate, ma fate l’esercizio! L’agente delle tasse dice: non ragionate, ma pagate! Il prete dice: non ragionate, ma credete!”

Cortile dell
Il pericolo dell’indottrinamento, il rifiuto, la viltà e la pigrizia, fanno sì che l’umanità diventi inerte e resti in stato  di passività intellettuale: situazione che arieggia quella del consumatore della società globale di ora, la cui unica parola d’ordine, impostagli dallo Stato e dal Mercato è: Non ragionate, ma consumate!
Secondo Kant l’uomo ha la possibilità in sé d’uscire dalla barbarie e dalla minorità, purchè le istituzioni non lavorino intenzionalmente a mantenerli tali.
Pur se in tanti argomenti il pensiero critico di Kant mostra le utopie e i limiti della società sttecentesca, esso si dimostra attuale quanto mai ad evidenziare lo stato dell’umanità e dell’irrazionalità operativa degli stati, anche sovranazionali, che sembrano proporre petizioni di principio, valide sulla carta, ma non applicate assai spesso nella pratica.
Per una pace perpetua l’unica soluzione è la via della ragione indicata da Kant, sgombrando le menti dalle aporie e rendendo i popoli adulti e liberi di autodeterminarsi. Ma i potenti della terra, ivi inclusi i magnati della finanza e del mercato, lo consentiranno? Il 60°  della Dichiarazione Universale dei Diritti  dell'Uomo rischia di essere ancora una volta una mera celebrazione.

Frate Amelio

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categoria:pace, filosofia, diritti umani, kant
domenica, 30 dicembre 2007

CON L’ARRIVO DEI MAGI
LA NASCITA DI UN ANNO NUOVO

(Risposta all’Arcivescovo di Canterbury)

Re Magi, disegno 

Cavalcano ignari

- non importa

se son storia o leggenda -

inseguendo negli astri

il miracolo che si ripete,

Baldassare, Gaspare e Melchiorre,

guidati da una magica stella

invisibile soltanto agli occhi

di chi non crede

o di chi non vuole vedere.

Ogni anno, su veloci dromedari

portano nello scrigno segreto

oro, incenso e mirra

per il piccolo Re.

 

Nascita, rinascita:

di queste parole

ha ancora bisogno il mondo

per cambiare se stesso.

Il senso regale della nascita

e la divina sapienza

sono ancora i visibili segni

della nostra umanità;

li portiamo dentro

nell’ involucro mortale,

ma non si possono barattare

con vile denaro;

nè la forza arrogante delle armi

(o l’onnipotente presuntuosa ragione)

può sradicarli dal nostro petto

cancellandone i sogni.

 

Guai ai potenti d’ogni specie,

agli Erodi della terra

che ignorano il messaggio

e seminano odio e distruzione

e stragi e ira di figli innocenti.

L’uomo può rinascere in terra,

nella propria coscienza

con l’impagabile sogno di bellezza;

fare della vita un viaggio senza fine,

ritrovare nel perenne mutamento

oro, incenso, mirra;

creare oasi di pace

dove alligna la guerra,

amare i propri fratelli

e sentire suo il colore della loro pelle.

 

Monito ai tanti vescovi di Canterbury

e agli ottusi fondamentalisti

e agli uccisori di libertà e fantasia:

la leggenda diventa storia

e la storia è leggenda indiscutibile

perché resiste nel cuore del tempo

e si rinnova di generazione in generazione

purificandosi ogni anno

nell’animo della gente

in tutte le parti del globo.

Abbiamo bisogno di cuori sempre nuovi

che vogliono ancora pulsare

e non piegarsi alle lusinghe dell’effimero

e alla protervia dei dispotismi

e alla predicazione dei fanatismi.

Ancora la Nascita ci annuncia

un sogno di fraternità, di amore,

di perseguimento di giustizia.

 

Frate Amelio

 

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LA TOLLERANZA DI JOHN LOCKE

 
Cattedrale di CanterburyL’Arcivescovo di Canterbury ha affermato recentemente che “i Re Magi sono una leggenda”. Ha negato, tra l’altro, anche la presenza nella mangiatoia del bue e dell’asinello. La notizia ha fatto il giro del mondo, colpendo l’immaginario collettivo. Tuttavia l’affermazione non è il frutto di dimostrazioni probatorie o di fatti acclarati, ma di mere deduzioni. Per cui desta meraviglia questa presa di posizione, radicalmente “empirica”, che viene quasi a scardinare “una tradizione”, che si fonda su basi concrete e rivive nel cuore della gente e dell’arte di tutto il mondo. Rispondere a tutto con l’onnipotenza di una Ragione demolitrice significa svilire la fantasia e il sogno dell’uomo, che sono poi il nutrimento della stessa Ragione.


John Locke




La migliore risposta, oltre all’arte eccelsa di grandi pittori, la fornisce il padre dell’empirismo inglese, John Locke, il quale pur negando l’innatismo e riportando la conoscenza umana all’esperienza, riconosce come fatto umano il valore della fede e della rivelazione, al di là dell’esperienza.

 







Frontespizio dell





“Dove i principi della ragione non hanno dimostrato che una proposizione è certamente vera o falsa, là una rivelazione chiara, come diverso principio di verità e base dell’assenso, giustamente potrà determinare lo spirito; e così  potrà trattarsi di una questione di fede superiore al tempo stesso alla ragione”  JOHN LOCKE


 


 


 


 

                     

                                I RE MAGI E LA NATIVITA'

                                                                                                                  

Adorazione dei Magi, GiottoLLNatività mistica di Botticelli

 

 

BUON ANNO AGLI AMICI
E A CHI ENTRA NEL BLOG

 

Frate Amelio

 

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categoria:poesia, religione, filosofia, pittura, natale, re magi
domenica, 23 dicembre 2007

PSICOLOGIA – VIVER SANI

 Donna ingorda

A Natale s’indulge ancora di più al consumismo?
E’ ormai una costante, quella della corsa ai regali e a preparare una grande tavola bene imbandita. Vorrei però distinguere il termine abbondanza dal concetto di consumismo.

Macelleria dei tempi che fuIl termine abbondanza ha un significato beneaugurante, che ha lo scopo di celebrare una giornata speciale con qualcosa che va fuori dall’ordinario, mentre consumismo vuol dire il consumo per il consumo, l’abbondanza gratuita, l’ostentazione. E’ come riempire il nostro vuoto interiore con qualcosa di materiale per colmarlo. Si tratta anche di soddisfare il nostro continuo bisogno di possedere, perché non amiamo più le cose semplici. La verità è che ormai il consumismo, il desiderio del superfluo sta invadendo anche le famiglie a più basso reddito e ciascuno cerca di soddisfare i suoi desideri riempiendo i carrelli al supermercato. E’ un rito quasi, una scommessa a chi riempie di più. Mangiare significa soltanto riempirsi la pancia ingordamente. Mangiatori di patate, Van GoghComprare non è un’emozione, tutto è legato alla carta moneta che si ha in tasca. Più ne hai e più cose puoi comprare, anche le più costose. Non esiste più l’emozione di preparare tutto in casa: la pasta, il pane, i dolci, la verdura dell’orto, la gallina allevata, le uova fresche. Chi è disposto più a consumare una cena a base di patate, come nel dipinto di Van Gogh?
Tutto in serie. E’ la civiltà dei consumi che ci ha abituato a mascherare dietro la soddisfazione materiale i nostri bisogni spirituali, che vengono soffocati dagli istinti e dalle cose materiali. Siamo stati abituati a diventare dei perfetti consumatori. Anche il cibo è diventato uno status-symbol, esattamente come il cellulare, il capo griffato. Il guaio è che all’indomani della festa, ci sentiamo svuotati, come se ci mancasse qualcosa di fondamentale, d’importante. Ci scopriamo soggetti che sentono un bisogno spasmodico di quantità per coprire una mancanza di qualità. Siamo sospinti verso forme di edonismo frivolo e superficiale, ci circondiamo di cose futili, inutili.

Possiamo avere,  ma siamo felici?

Prevale nella nostra società un io inautentico, che ci fa sentire sempre più disadattati, insoddisfatti, malgrado riusciamo a soddisfare moltissimi bisogni materiali. Non ci divertiamo quasi più, il nostro riso è una smorfia, mentre crescono le possibilità di divertirci. Persino i bambini non gustano più la scoperta e la sorpresa del regalo, essendone sommersi.  Prevale una società omologata, globalizzata, di fronte alla quale la nostra identità viene costruita e influenzata dall’esterno.
E’ in questi momenti di gran festa che bisogna riscoprire il gusto delle cose semplici, imparando a decodificare i nostri atteggiamenti, le nostre abitudini, i nostri comportamenti.
Per invertire la tendenza bisogna cominciare da noi a rimodellare il nostro modo di essere in relazione all’altro, facendo prevalere le ragioni della mente e anche del cuore. Così operando potremo riacquistare fiducia in noi stessi e nella società, stabilire una nuova stagione d’impegno ideale, sconfiggere il vuoto e il disorientamento, ed evitare il ripiegamento in noi stessi.
Non appare facile realizzare ciò, mentre la società è in corsa sfrenata, contraddistinta dalla legge ferrea del Mercato, che sta diventando per gli esseri umani sempre più un dio onnipotente, introiettato nel nostro io. Eppure dobbiamo cominciare…  

 

Auguri a tutti e buona meditazione

 

Frate Amelio

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categoria:sociologia, psicologia
venerdì, 21 dicembre 2007

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
DI HEGEL

 HEGEL

“Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale”

 

Mai opera fu più criticata della Fenomenologia dello spirito di Georg Wilhelm Fiedrich Hegel, comparsa esattamente 200 anni fa e destinata ad influenzare la cultura di tutto il mondo. Per Hegel la filosofia non è teoria e speculazione astratta, che scopre la verità nell’iperuranio della ragione; non deve modellarsi su un sapere di tipo matematico; né deve essere espressione del sentimento puro. La filosofia è dialettica, mobilità, cammino della coscienza che si arricchisce continuamente in un processo circolare e pertanto diventa autocoscienza.

“L’unico punto, per ottenere il progresso scientifico - e intorno alla cui semplicissima intelligenza bisogna essenzialmente adoprarsi - è la conoscenza di questa proposizione logica, che il negativo è insieme anche positivo, ossia che quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare… Codesta negazione è un nuovo concetto, ma un concetto che è superiore e più ricco che non il precedente… Contiene dunque il concetto precedente, ma contiene anche di più, ed è l’unità di quel concetto e del suo opposto.”

Coscienza e Autocoscienza, Soggettività e Oggettività, Ragione e Sapere Assoluto: questi i temi hegeliani della formazione e dell’evoluzione dello Spirito.
Nel presente, in cui forti sono l’irrazionalismo e la immediatezza concreta del reale, quale valore può assumere ancora la rivendicazione della funzione costitutiva del pensiero rispetto al vuoto dei valori e alla caduta delle ideologie? Bisogna partire dal singolo o dal collettivo, per modificare lo Spirito dell’uomo? Oppure da entrambi?

                                                                                                                                           Frate Amelio

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categoria:filosofia, hegel
giovedì, 20 dicembre 2007

FILOSOFO PRATICANTE

 
Talete

Dicono che il filosofo greco Talete fosse caduto in una buca, mentre guardava gli astri e andava svolgendo mentalmente le sue elucubrazioni filosofiche. Ciò destò l’ilarità di una schiava presente all’accaduto, divertita da un così banale accidente capitato a un gran cervellone. Questo incidente di percorso non impedì al filosofo di applicare i suoi principi e di ricavarne grandi ricchezze. Prevedendo infatti nell’anno successivo un grande raccolto di ulive, comprò tutti i frantoi in circolazione a prezzo bassissimo, che rivendette con fortissimi guadagni l’anno successivo.


Socrate, invece, che fece camminare la filosofia, mantenendola coi piedi per terra,Socrate non potè sottrarsi alla morte, per non aver non rinnegato i suoi principi e il grande messaggio universale d’umanità che voleva portare. Il merito dei due filosofi fu grandissimo. La scienza di Talete fu di grande ausilio all’uomo dal punto di vista pratico, mentre l’umanizzazione della cultura di Socrate mise al centro della natura l’uomo e affermò l’importanza del suo pensiero. L'uomo capì che poteva affrancarsi dalla sua schiavitù e poteva essere artefice del suo destino.



Frate Amelio, in questo post iniziale, vuole ricordare l’importanza di apprendere dall’esperienza, nell’affrontare l’enorme complessità della vita quotidiana, ma anche segnalare l'importanza di servirsi della ragione. Esperienza e ragione sono due piloni portanti in una società che diventa sempre più irrazionale, consumistica e carente di valori. La vita è imprevedibile, e nel perseguimento dei nostri fini valgono sempre le motivazioni di fondo che ci fanno muovere verso la conoscenza. Ecco perché definisco filosofi praticanti coloro che aspirano a raggiungere un loro sogno di saggezza, concreto e realizzabile, privo di astrattezza e di retorica. La filosofia così intesa diventa uno stile di vita e deve far leva sulla psicologia, per poter sconfiggere le paure e le angosce del presente.

Frate Amelio

 

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categoria:sociologia, psicologia, filosofia, socrate, talete