domenica, 30 dicembre 2007

CON L’ARRIVO DEI MAGI
LA NASCITA DI UN ANNO NUOVO

(Risposta all’Arcivescovo di Canterbury)

Re Magi, disegno 

Cavalcano ignari

- non importa

se son storia o leggenda -

inseguendo negli astri

il miracolo che si ripete,

Baldassare, Gaspare e Melchiorre,

guidati da una magica stella

invisibile soltanto agli occhi

di chi non crede

o di chi non vuole vedere.

Ogni anno, su veloci dromedari

portano nello scrigno segreto

oro, incenso e mirra

per il piccolo Re.

 

Nascita, rinascita:

di queste parole

ha ancora bisogno il mondo

per cambiare se stesso.

Il senso regale della nascita

e la divina sapienza

sono ancora i visibili segni

della nostra umanità;

li portiamo dentro

nell’ involucro mortale,

ma non si possono barattare

con vile denaro;

nè la forza arrogante delle armi

(o l’onnipotente presuntuosa ragione)

può sradicarli dal nostro petto

cancellandone i sogni.

 

Guai ai potenti d’ogni specie,

agli Erodi della terra

che ignorano il messaggio

e seminano odio e distruzione

e stragi e ira di figli innocenti.

L’uomo può rinascere in terra,

nella propria coscienza

con l’impagabile sogno di bellezza;

fare della vita un viaggio senza fine,

ritrovare nel perenne mutamento

oro, incenso, mirra;

creare oasi di pace

dove alligna la guerra,

amare i propri fratelli

e sentire suo il colore della loro pelle.

 

Monito ai tanti vescovi di Canterbury

e agli ottusi fondamentalisti

e agli uccisori di libertà e fantasia:

la leggenda diventa storia

e la storia è leggenda indiscutibile

perché resiste nel cuore del tempo

e si rinnova di generazione in generazione

purificandosi ogni anno

nell’animo della gente

in tutte le parti del globo.

Abbiamo bisogno di cuori sempre nuovi

che vogliono ancora pulsare

e non piegarsi alle lusinghe dell’effimero

e alla protervia dei dispotismi

e alla predicazione dei fanatismi.

Ancora la Nascita ci annuncia

un sogno di fraternità, di amore,

di perseguimento di giustizia.

 

Frate Amelio

 

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LA TOLLERANZA DI JOHN LOCKE

 
Cattedrale di CanterburyL’Arcivescovo di Canterbury ha affermato recentemente che “i Re Magi sono una leggenda”. Ha negato, tra l’altro, anche la presenza nella mangiatoia del bue e dell’asinello. La notizia ha fatto il giro del mondo, colpendo l’immaginario collettivo. Tuttavia l’affermazione non è il frutto di dimostrazioni probatorie o di fatti acclarati, ma di mere deduzioni. Per cui desta meraviglia questa presa di posizione, radicalmente “empirica”, che viene quasi a scardinare “una tradizione”, che si fonda su basi concrete e rivive nel cuore della gente e dell’arte di tutto il mondo. Rispondere a tutto con l’onnipotenza di una Ragione demolitrice significa svilire la fantasia e il sogno dell’uomo, che sono poi il nutrimento della stessa Ragione.


John Locke




La migliore risposta, oltre all’arte eccelsa di grandi pittori, la fornisce il padre dell’empirismo inglese, John Locke, il quale pur negando l’innatismo e riportando la conoscenza umana all’esperienza, riconosce come fatto umano il valore della fede e della rivelazione, al di là dell’esperienza.

 







Frontespizio dell





“Dove i principi della ragione non hanno dimostrato che una proposizione è certamente vera o falsa, là una rivelazione chiara, come diverso principio di verità e base dell’assenso, giustamente potrà determinare lo spirito; e così  potrà trattarsi di una questione di fede superiore al tempo stesso alla ragione”  JOHN LOCKE


 


 


 


 

                     

                                I RE MAGI E LA NATIVITA'

                                                                                                                  

Adorazione dei Magi, GiottoLLNatività mistica di Botticelli

 

 

BUON ANNO AGLI AMICI
E A CHI ENTRA NEL BLOG

 

Frate Amelio

 

postato da: Lucciola29 alle ore 13:05 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesia, religione, filosofia, pittura, natale, re magi
domenica, 23 dicembre 2007

PSICOLOGIA – VIVER SANI

 Donna ingorda

A Natale s’indulge ancora di più al consumismo?
E’ ormai una costante, quella della corsa ai regali e a preparare una grande tavola bene imbandita. Vorrei però distinguere il termine abbondanza dal concetto di consumismo.

Macelleria dei tempi che fuIl termine abbondanza ha un significato beneaugurante, che ha lo scopo di celebrare una giornata speciale con qualcosa che va fuori dall’ordinario, mentre consumismo vuol dire il consumo per il consumo, l’abbondanza gratuita, l’ostentazione. E’ come riempire il nostro vuoto interiore con qualcosa di materiale per colmarlo. Si tratta anche di soddisfare il nostro continuo bisogno di possedere, perché non amiamo più le cose semplici. La verità è che ormai il consumismo, il desiderio del superfluo sta invadendo anche le famiglie a più basso reddito e ciascuno cerca di soddisfare i suoi desideri riempiendo i carrelli al supermercato. E’ un rito quasi, una scommessa a chi riempie di più. Mangiare significa soltanto riempirsi la pancia ingordamente. Mangiatori di patate, Van GoghComprare non è un’emozione, tutto è legato alla carta moneta che si ha in tasca. Più ne hai e più cose puoi comprare, anche le più costose. Non esiste più l’emozione di preparare tutto in casa: la pasta, il pane, i dolci, la verdura dell’orto, la gallina allevata, le uova fresche. Chi è disposto più a consumare una cena a base di patate, come nel dipinto di Van Gogh?
Tutto in serie. E’ la civiltà dei consumi che ci ha abituato a mascherare dietro la soddisfazione materiale i nostri bisogni spirituali, che vengono soffocati dagli istinti e dalle cose materiali. Siamo stati abituati a diventare dei perfetti consumatori. Anche il cibo è diventato uno status-symbol, esattamente come il cellulare, il capo griffato. Il guaio è che all’indomani della festa, ci sentiamo svuotati, come se ci mancasse qualcosa di fondamentale, d’importante. Ci scopriamo soggetti che sentono un bisogno spasmodico di quantità per coprire una mancanza di qualità. Siamo sospinti verso forme di edonismo frivolo e superficiale, ci circondiamo di cose futili, inutili.

Possiamo avere,  ma siamo felici?

Prevale nella nostra società un io inautentico, che ci fa sentire sempre più disadattati, insoddisfatti, malgrado riusciamo a soddisfare moltissimi bisogni materiali. Non ci divertiamo quasi più, il nostro riso è una smorfia, mentre crescono le possibilità di divertirci. Persino i bambini non gustano più la scoperta e la sorpresa del regalo, essendone sommersi.  Prevale una società omologata, globalizzata, di fronte alla quale la nostra identità viene costruita e influenzata dall’esterno.
E’ in questi momenti di gran festa che bisogna riscoprire il gusto delle cose semplici, imparando a decodificare i nostri atteggiamenti, le nostre abitudini, i nostri comportamenti.
Per invertire la tendenza bisogna cominciare da noi a rimodellare il nostro modo di essere in relazione all’altro, facendo prevalere le ragioni della mente e anche del cuore. Così operando potremo riacquistare fiducia in noi stessi e nella società, stabilire una nuova stagione d’impegno ideale, sconfiggere il vuoto e il disorientamento, ed evitare il ripiegamento in noi stessi.
Non appare facile realizzare ciò, mentre la società è in corsa sfrenata, contraddistinta dalla legge ferrea del Mercato, che sta diventando per gli esseri umani sempre più un dio onnipotente, introiettato nel nostro io. Eppure dobbiamo cominciare…  

 

Auguri a tutti e buona meditazione

 

Frate Amelio

postato da: Lucciola29 alle ore 17:58 | Permalink | commenti (12)
categoria:sociologia, psicologia
venerdì, 21 dicembre 2007

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
DI HEGEL

 HEGEL

“Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale”

 

Mai opera fu più criticata della Fenomenologia dello spirito di Georg Wilhelm Fiedrich Hegel, comparsa esattamente 200 anni fa e destinata ad influenzare la cultura di tutto il mondo. Per Hegel la filosofia non è teoria e speculazione astratta, che scopre la verità nell’iperuranio della ragione; non deve modellarsi su un sapere di tipo matematico; né deve essere espressione del sentimento puro. La filosofia è dialettica, mobilità, cammino della coscienza che si arricchisce continuamente in un processo circolare e pertanto diventa autocoscienza.

“L’unico punto, per ottenere il progresso scientifico - e intorno alla cui semplicissima intelligenza bisogna essenzialmente adoprarsi - è la conoscenza di questa proposizione logica, che il negativo è insieme anche positivo, ossia che quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare… Codesta negazione è un nuovo concetto, ma un concetto che è superiore e più ricco che non il precedente… Contiene dunque il concetto precedente, ma contiene anche di più, ed è l’unità di quel concetto e del suo opposto.”

Coscienza e Autocoscienza, Soggettività e Oggettività, Ragione e Sapere Assoluto: questi i temi hegeliani della formazione e dell’evoluzione dello Spirito.
Nel presente, in cui forti sono l’irrazionalismo e la immediatezza concreta del reale, quale valore può assumere ancora la rivendicazione della funzione costitutiva del pensiero rispetto al vuoto dei valori e alla caduta delle ideologie? Bisogna partire dal singolo o dal collettivo, per modificare lo Spirito dell’uomo? Oppure da entrambi?

                                                                                                                                           Frate Amelio

postato da: Lucciola29 alle ore 11:46 | Permalink | commenti (4)
categoria:filosofia, hegel
giovedì, 20 dicembre 2007

FILOSOFO PRATICANTE

 
Talete

Dicono che il filosofo greco Talete fosse caduto in una buca, mentre guardava gli astri e andava svolgendo mentalmente le sue elucubrazioni filosofiche. Ciò destò l’ilarità di una schiava presente all’accaduto, divertita da un così banale accidente capitato a un gran cervellone. Questo incidente di percorso non impedì al filosofo di applicare i suoi principi e di ricavarne grandi ricchezze. Prevedendo infatti nell’anno successivo un grande raccolto di ulive, comprò tutti i frantoi in circolazione a prezzo bassissimo, che rivendette con fortissimi guadagni l’anno successivo.


Socrate, invece, che fece camminare la filosofia, mantenendola coi piedi per terra,Socrate non potè sottrarsi alla morte, per non aver non rinnegato i suoi principi e il grande messaggio universale d’umanità che voleva portare. Il merito dei due filosofi fu grandissimo. La scienza di Talete fu di grande ausilio all’uomo dal punto di vista pratico, mentre l’umanizzazione della cultura di Socrate mise al centro della natura l’uomo e affermò l’importanza del suo pensiero. L'uomo capì che poteva affrancarsi dalla sua schiavitù e poteva essere artefice del suo destino.



Frate Amelio, in questo post iniziale, vuole ricordare l’importanza di apprendere dall’esperienza, nell’affrontare l’enorme complessità della vita quotidiana, ma anche segnalare l'importanza di servirsi della ragione. Esperienza e ragione sono due piloni portanti in una società che diventa sempre più irrazionale, consumistica e carente di valori. La vita è imprevedibile, e nel perseguimento dei nostri fini valgono sempre le motivazioni di fondo che ci fanno muovere verso la conoscenza. Ecco perché definisco filosofi praticanti coloro che aspirano a raggiungere un loro sogno di saggezza, concreto e realizzabile, privo di astrattezza e di retorica. La filosofia così intesa diventa uno stile di vita e deve far leva sulla psicologia, per poter sconfiggere le paure e le angosce del presente.

Frate Amelio

 

postato da: Lucciola29 alle ore 19:35 | Permalink | commenti (8)
categoria:sociologia, psicologia, filosofia, socrate, talete