PER LA PACE PERPETUA

“Agisci in modo da poter volere che la tua massima debba diventare una legge universale” Immanuel Kant, Per la pace perpetua
Nel 2008 cade il 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948 e promossa dalle Nazioni Unite. Dietro il raggiungimento di questo importante obiettivo, spesso e tuttora calpestato, c’era stato un grandissimo dibattito filosofico che aveva visto l’impegno di grandi filosofi europei, e in particolare Locke, Rosseau, Voltaire, Kant.
Kant prese le mosse da una concezione ottimistica della storia, ipotizzando che i mali stessi derivanti all’umanità dalla barbarica libertà degli stati avrebbero spinto i popoli a creare istituzioni sovranazionali in grado di imporre il diritto cosmopolitico. Teoria che si è verificata in pratica con le organizzazioni internazionali, ma che però non ha garantito quella pace perpetua da lui preconizzata, nell’opera dall’omonimo titolo “La pace perpetua” (1795), in tedesco Zum ewigen Frieden.

Secondo il filosofo di Königsberg, la democratizzazione degli stati avrebbe impedito il moltiplicarsi delle guerre, che negli stati retti da organi monocratici sono facili da dichiarare, mentre in nazioni rette dal popolo vanno ponderate e difficilmente possono convenire. La pace universale, quindi, è lo scopo finale della dottrina del diritto:

Il pericolo dell’indottrinamento, il rifiuto, la viltà e la pigrizia, fanno sì che l’umanità diventi inerte e resti in stato di passività intellettuale: situazione che arieggia quella del consumatore della società globale di ora, la cui unica parola d’ordine, impostagli dallo Stato e dal Mercato è: Non ragionate, ma consumate!
Secondo Kant l’uomo ha la possibilità in sé d’uscire dalla barbarie e dalla minorità, purchè le istituzioni non lavorino intenzionalmente a mantenerli tali.
Pur se in tanti argomenti il pensiero critico di Kant mostra le utopie e i limiti della società sttecentesca, esso si dimostra attuale quanto mai ad evidenziare lo stato dell’umanità e dell’irrazionalità operativa degli stati, anche sovranazionali, che sembrano proporre petizioni di principio, valide sulla carta, ma non applicate assai spesso nella pratica.
Per una pace perpetua l’unica soluzione è la via della ragione indicata da Kant, sgombrando le menti dalle aporie e rendendo i popoli adulti e liberi di autodeterminarsi. Ma i potenti della terra, ivi inclusi i magnati della finanza e del mercato, lo consentiranno? Il 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo rischia di essere ancora una volta una mera celebrazione.
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