domenica, 23 dicembre 2007

PSICOLOGIA – VIVER SANI

 Donna ingorda

A Natale s’indulge ancora di più al consumismo?
E’ ormai una costante, quella della corsa ai regali e a preparare una grande tavola bene imbandita. Vorrei però distinguere il termine abbondanza dal concetto di consumismo.

Macelleria dei tempi che fuIl termine abbondanza ha un significato beneaugurante, che ha lo scopo di celebrare una giornata speciale con qualcosa che va fuori dall’ordinario, mentre consumismo vuol dire il consumo per il consumo, l’abbondanza gratuita, l’ostentazione. E’ come riempire il nostro vuoto interiore con qualcosa di materiale per colmarlo. Si tratta anche di soddisfare il nostro continuo bisogno di possedere, perché non amiamo più le cose semplici. La verità è che ormai il consumismo, il desiderio del superfluo sta invadendo anche le famiglie a più basso reddito e ciascuno cerca di soddisfare i suoi desideri riempiendo i carrelli al supermercato. E’ un rito quasi, una scommessa a chi riempie di più. Mangiare significa soltanto riempirsi la pancia ingordamente. Mangiatori di patate, Van GoghComprare non è un’emozione, tutto è legato alla carta moneta che si ha in tasca. Più ne hai e più cose puoi comprare, anche le più costose. Non esiste più l’emozione di preparare tutto in casa: la pasta, il pane, i dolci, la verdura dell’orto, la gallina allevata, le uova fresche. Chi è disposto più a consumare una cena a base di patate, come nel dipinto di Van Gogh?
Tutto in serie. E’ la civiltà dei consumi che ci ha abituato a mascherare dietro la soddisfazione materiale i nostri bisogni spirituali, che vengono soffocati dagli istinti e dalle cose materiali. Siamo stati abituati a diventare dei perfetti consumatori. Anche il cibo è diventato uno status-symbol, esattamente come il cellulare, il capo griffato. Il guaio è che all’indomani della festa, ci sentiamo svuotati, come se ci mancasse qualcosa di fondamentale, d’importante. Ci scopriamo soggetti che sentono un bisogno spasmodico di quantità per coprire una mancanza di qualità. Siamo sospinti verso forme di edonismo frivolo e superficiale, ci circondiamo di cose futili, inutili.

Possiamo avere,  ma siamo felici?

Prevale nella nostra società un io inautentico, che ci fa sentire sempre più disadattati, insoddisfatti, malgrado riusciamo a soddisfare moltissimi bisogni materiali. Non ci divertiamo quasi più, il nostro riso è una smorfia, mentre crescono le possibilità di divertirci. Persino i bambini non gustano più la scoperta e la sorpresa del regalo, essendone sommersi.  Prevale una società omologata, globalizzata, di fronte alla quale la nostra identità viene costruita e influenzata dall’esterno.
E’ in questi momenti di gran festa che bisogna riscoprire il gusto delle cose semplici, imparando a decodificare i nostri atteggiamenti, le nostre abitudini, i nostri comportamenti.
Per invertire la tendenza bisogna cominciare da noi a rimodellare il nostro modo di essere in relazione all’altro, facendo prevalere le ragioni della mente e anche del cuore. Così operando potremo riacquistare fiducia in noi stessi e nella società, stabilire una nuova stagione d’impegno ideale, sconfiggere il vuoto e il disorientamento, ed evitare il ripiegamento in noi stessi.
Non appare facile realizzare ciò, mentre la società è in corsa sfrenata, contraddistinta dalla legge ferrea del Mercato, che sta diventando per gli esseri umani sempre più un dio onnipotente, introiettato nel nostro io. Eppure dobbiamo cominciare…  

 

Auguri a tutti e buona meditazione

 

Frate Amelio

postato da: Lucciola29 alle ore 17:58 | Permalink | commenti (12)
categoria:sociologia, psicologia
giovedì, 20 dicembre 2007

FILOSOFO PRATICANTE

 
Talete

Dicono che il filosofo greco Talete fosse caduto in una buca, mentre guardava gli astri e andava svolgendo mentalmente le sue elucubrazioni filosofiche. Ciò destò l’ilarità di una schiava presente all’accaduto, divertita da un così banale accidente capitato a un gran cervellone. Questo incidente di percorso non impedì al filosofo di applicare i suoi principi e di ricavarne grandi ricchezze. Prevedendo infatti nell’anno successivo un grande raccolto di ulive, comprò tutti i frantoi in circolazione a prezzo bassissimo, che rivendette con fortissimi guadagni l’anno successivo.


Socrate, invece, che fece camminare la filosofia, mantenendola coi piedi per terra,Socrate non potè sottrarsi alla morte, per non aver non rinnegato i suoi principi e il grande messaggio universale d’umanità che voleva portare. Il merito dei due filosofi fu grandissimo. La scienza di Talete fu di grande ausilio all’uomo dal punto di vista pratico, mentre l’umanizzazione della cultura di Socrate mise al centro della natura l’uomo e affermò l’importanza del suo pensiero. L'uomo capì che poteva affrancarsi dalla sua schiavitù e poteva essere artefice del suo destino.



Frate Amelio, in questo post iniziale, vuole ricordare l’importanza di apprendere dall’esperienza, nell’affrontare l’enorme complessità della vita quotidiana, ma anche segnalare l'importanza di servirsi della ragione. Esperienza e ragione sono due piloni portanti in una società che diventa sempre più irrazionale, consumistica e carente di valori. La vita è imprevedibile, e nel perseguimento dei nostri fini valgono sempre le motivazioni di fondo che ci fanno muovere verso la conoscenza. Ecco perché definisco filosofi praticanti coloro che aspirano a raggiungere un loro sogno di saggezza, concreto e realizzabile, privo di astrattezza e di retorica. La filosofia così intesa diventa uno stile di vita e deve far leva sulla psicologia, per poter sconfiggere le paure e le angosce del presente.

Frate Amelio

 

postato da: Lucciola29 alle ore 19:35 | Permalink | commenti (8)
categoria:sociologia, psicologia, filosofia, socrate, talete